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Diventare comportamentisti

Dal 31 ottobre al 2 novembre 2002, si è tenuto a Palazzo Trecchi (Cremona) il primo corso di terapia comportamentale degli animali da compagnia, organizzato da SCIVAC, in collaborazione con SISCA (Società Italiana di Scienze Comportamentali Applicate). Obiettivo: far conoscere al professionista i principi di base della clinica comportamentale, dalla logica di pensiero sottostante l'etologia clinica veterinaria alle informazioni pratiche sulla gestione, farmacologica e non, dei più comuni disturbi del comportamento del cane e del gatto.

Diventare comportamentisti

Tre intense giornate di studio hanno duramente impegnato una cinquantina di medici veterinari nell’apprendimento della clinica e della gestione terapeutica dei sempre più frequenti disturbi comportamentali del cane e del gatto. Sotto la direzione di Raimondo Colangeli – libero professionista di Roma e veterinario comportamentalista presso l’ENVF (Ecole Nationale Veterinarie Francaise) – esperti relatori come Franco Fassola (Asti), Elena Severi (Forlimpopoli) e Sabrina Giussani (Busto Arsizio) hanno inquadrato la clinica dei principali disordini comportamentali nel cane e nel gatto, essenzialmente riconducibili, secondo la scuola etologica europea di Patrick Pageat, ad una perdita delle capacità adattative dell’animale rispetto alle variazioni ambientali: 1) i disturbi dell’omeostasi sensoriale, come la sindrome da privazione sensoriale e l’ipersensibilità-iperattività (Hs-Ha); 2) i disturbi dell’attaccamento come l’iperattaccamento primario e secondario; 3) i disturbi della socializzazione, come le sociopatie (aggressività).
Uno spazio importante è stato riservato ai disturbi comportamentali legati all’invecchiamento, definito un “processo patologico elementare che genera assenza di regolazione emozionale e cognitiva e regressione comportamentale, con perdita dei rituali e degli apprendimenti e diminuita interazione sociale.” Fassola, in particolare, ha classificato i “disturbi geriatrici” del cane in: a) depressione da involuzione, caratterizzata dalla comparsa di un composito ventaglio di sintomi, dai disturbi ansiosi con agitazione, alle forme di iperattaccamento dell’adulto, alle disfunzioni cognitive; b) sindrome confusionale, una malattia analoga all’Alzheimer umano che, nel cane, si manifesta con disorientamento spazio-temporale, alterazione degli apprendimenti, isolamento dalla vita sociale. L’ultima giornata, infine, ha focalizzato l’attenzione sullo sviluppo comportamentale del gatto e su patologie tipiche della specie felina, come le ansia da luogo chiuso, da deterritorializzazione o da coabitazione, e la depressione da involuzione.

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