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Gatti neri e AIDS

È l'ultima scoperta in fatto di genetica felina. Dopo la dimostrazione che il gatto è portatore di un genoma inaspettatamente molto simile a quello dell'uomo, arriva la notizia che, analogamente a tigri ed altre specie di felini selvatici, i gatti neri sono più resistenti al virus dell'immunodeficienza felina (FIV). Il motivo? Una mutazione genetica, responsabile, oltre che del colore del pelo, anche della resistenza a certe infezioni.

Gatti neri e AIDS

La scoperta si deve al pioniere delle ricerche di genetica felina Stephen O’Brien, coordinatore del “Progetto Genoma” nel gatto e Direttore del Laboratorio di Diversità Genomica del National Cancer Institute di Frederick (Maryland, USA). Così racconta O’Brien il percorso della sua ricerca:”Abbiamo cominciato a studiare la mappa genetica del gatto domestico (Felis Catus) nel 1970 ed abbiamo caratterizzato più di 200 malattie trasmissibili geneticamente che affliggono questo animale, molte delle quali – la distrofia muscolare o il rene policistico, ad esempio – possono colpire anche l’uomo.” “Ma i risultati più entusiasmanti – continua O’Brien – li abbiamo ottenuti nel campo dell’AIDS. Siamo partiti da questa domanda: perché leoni ed altri felidi selvatici sono resistenti all’immunodeficienza? E cosa condividono con i gatti neri, dimostratisi più resistenti dei loro co-specifici di altro colore? La risposta è una mutazione genetica, codificata come CCR5, che “istruirebbe” l’organismo a produrre una proteina che impedisce al virus dell’AIDS di invadere le cellule. In altre parole, una mutazione direttamente correlata alla resistenza alle infezioni.”
Le ricadute terapeutiche si preannunciano enormi, soprattutto in termini di trasferimento all’uomo di quanto già si è fatto in Medicina Felina circa la messa a punto di vaccini contro il virus dell’immunodeficienza.
A questo punto, perché ostinarsi a considerare il gatto nero simbolo di immane sventura?
Eizirik E, Yuhki N, Johnson WE, menotti-Raymond M, Hannah SS, O’Brien SJ, 2003, Molecular genetics and evolution of melanism in the cat family, Current Biology, 13(5): 448-453

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