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La terza età di cani e gatti

"Matusalemme a quattro zampe": questo il titolo dell'articolo, apparso il 14 gennaio 2003 sul quotidiano "La Repubblica" ed incentrato sul sempre più marcato fenomeno dell'invecchiamento dei nostri animali domestici. La conseguenza? La necessità di cure specializzate per contrastare i "malanni" inevitabilmente legati alla senescenza, ma anche di medici veterinari, preparati ad affrontare i problemi specifici dell'età geriatrica.

La terza età di cani e gatti

Dei 6.900.000 cani e dei 7.400.000 gatti censiti in Italia nel 2002, una parte sempre più consistente appartiene alla fascia geriatrica. “Una volta – scrive l’articolista Anna Mannucci – un gatto di dieci anni era un’eccezione, ora è normale. I mici di casa arrivano a quindici anni, con punte di venti e più.” “La maggior parte di noi – conferma Laura Torriani, vicepresidente dell’Ordine dei Medici Veterinari di Milano – vede animali che hanno più di dieci anni!” Insomma, non c’è alcun dubbio: la maggior attenzione nei confronti dei nostri pet – in termini di cure mediche, alimentazione, igiene ed, in generale, ambiente di vita – ha portato all’allungamento della loro vita media e, con questo, alla comparsa di vere e proprie “patologie dell’invecchiamento”, legate, cioè, al fisiopatologico deterioramento senile dei vari apparati.
Già nel 2001 l’FDA (Food and Drug Administration) americana aveva individuato quella lunga lista di “malattie geriatriche” – dai tumori alle cardiopatie, alle malattie della pelle, alle patologie del cavo orale, all’artrosi ed alle insufficienze renali – che l’articolo individua come degne di specifiche attenzioni e, soprattutto, oggetto di terapie mirate, portate avanti da medici veterinari sempre più specializzati ed aggiornati. C’è, dunque, necessità di veri e propri “geriatri”, pronti a curare le malattie organiche che, inevitabilmente, compaiono con la senescenza, ma preparati, altresì, a contrastare le alterazioni “nel carattere e nella psiche” che l’invecchiamento provoca. Così puntualizza, a questo proposito, la comportamentalista Sabrina Giussani: “Generalmente l’età avanzata provoca un rallentamento delle funzioni cognitive, con alterazioni dell’alimentazione o del ritmo sonno-veglia, eliminazione inappropriata, disorientamento.” E i rimedi? “Insegnare al proprietario – continua la Giussani – ad osservare con attenzione il comportamento del proprio animale, riferendone le alterazioni al veterinario e non punendolo, né verbalmente, né fisicamente. Dal canto suo, il medico veterinario deve escludere la presenza di eventuali malattie primarie ed aiutare il cane o il gatto che invecchia con specifiche terapie farmacologiche.” Insomma, le premesse ci sono tutte per trasformare gli anni della vecchiaia del nostro pet nei suoi “golden years”!

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