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Comportamento dall’infanzia alla senilità

“Come riconoscere le più frequenti patologie comportamentali del cane, dall’infanzia alla senilità?“ Questo il titolo del seminario di Patologia Comportamentale, svoltosi all’Università di Torino domenica 6 giugno 2004 ed organizzato dall’Ordine provinciale dei Medici Veterinari, con il patrocinio della locale facoltà di Medicina Veterinaria. Un’intera giornata dedicata a capire neurofisiologia, farmacologia e terapia dei principali disturbi comportamentali del cane: fobie, ansie, demenze età-dipendenti.

Comportamento dall’infanzia alla senilità

“Abbiamo pensato a questo seminario per rispondere alle nuove esigenze della categoria veterinaria di fronte alla crescente richiesta da parte della clientela nel settore della clinica comportamentale…”. Le parole sono degli organizzatori dell’incontro che, per spiegare temi così importanti e complessi, si sono affidati all’esperienza ed alla professionalità di cinque noti relatori, comportamentalisti e ricercatori dell’Università di Torino: Maria Cristina Osella, Luciana Bergamasco, Paola Badino, Franco Fassola e Corrado Sgarbi. Questa la suddivisione degli argomenti tra i relatori. Bergamasco e Badino hanno tracciato rispettivamente le basi di neurofisiologia e di farmacologia comportamentale: in sostanza, quelle sofisticate alterazioni dei sistemi neurotrasmettitoriali cerebrali, oggi chiaramente riconosciute come meccanismo sottostante a molti disturbi comportamentali e suscettibili di essere corrette con opportuni interventi farmacologici. I comportamentalisti Fassola e Sgarbi si sono focalizzati sul “cucciolo”, delineandone la scelta e l’inserimento in famiglia, nonché le diverse fasi di crescita, dalla nascita alla pubertà. Relatore principale del seminario Maria Cristina Osella, cui è stato affidato il delicato compito di trattare la clinica dei disturbi comportamentali del cane: dalle ansie, alle fobie, ai disordini dell’età geriatrica. A quest’ultimi, in particolare, la comportamentalista ha dedicato un’attenzione tutta speciale. “Molte sono le cause – ha detto, tra l’altro, la Osella – che possono determinare il passaggio da un invecchiamento “di successo” ad uno patologico, con la comparsa di ben definiti quadri clinici, tra cui la “sindrome della disfunzione cognitiva”, l’iper-aggressività, la depressione da involuzione, la distimia.” E l’approccio terapeutico? La Osella ne ha descritto le linee guida, individuando le modifiche socio-ambientali, le terapie farmacologiche, nutraceutiche a base di fosfatidilserina (PS), comportamentali e cognitive, da attuare in opportuna combinazione. Il tutto con un unico obiettivo: garantire al proprio animale un “invecchiamento di successo”, trasformando la sua vecchiaia nei “golden years” (anni d’oro) della sua vita.

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