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La psicogeriatria secondo Colangeli

I due martedì di luglio (11 a Napoli e 19 a Bari) del tour di aggiornamento scientifico, organizzato da Innovet, sulla gestione di base dell’invecchiamento cerebrale nel cane hanno confermato l’interesse per questo argomento. In entrambe le serate, un folto gruppo di partecipanti ha, infatti, seguito con estremo interesse le parole del comportamentalista Raimondo Colangeli che ha parlato di diagnosi comportamentali, cognitive ed emozionali del cane anziano ed ha cercato di schematizzarne la gestione: dalla prevenzione alla cura combinata, con terapie farmacologiche, ambientali e nutraceutiche.

La psicogeriatria secondo Colangeli

Perché il cane anziano è cliente “naturale” del medico veterinario generalista più che del comportamentalista? È in questa domanda che si può riassumere il senso delle serate che Raimondo Colangeli – vice-presidente SISCA (Società Italiana di Scienze Comportamentali Applicate) dal 2005 e diplomato comportamentalista all’Ecole Nationale Vétérinaire francese – ha dedicato al paziente anziano. “Un paziente – ha affermato – potenziale portatore di un ampio ventaglio di disturbi organici, che possono far emergere problemi apparentemente comportamentali, ma in realtà legati ad una sommatoria di situazioni di disagio e di malattia che il generalista deve saper tempestivamente identificare ed altrettanto opportunamente trattare.” Il relatore si è poi soffermato sulla caratterizzazione di quelle diagnosi comportamentali – distimia, iperaggressività, sindrome confusionale e depressione da involuzione – tipiche della tarda età. “Tra queste, sicuramente la più frequente è la sindrome confusionale, anche conosciuta come disfunzione cognitiva del cane anziano…Per tutte, comunque, vale, da parte del generalista, il tempestivo e precoce riconoscimento di quei segni clinici, considerati spia di una sottostante neurodegenerazione patologica senile…Oggi, si parla proprio di “mild cognitive impairment”, ad indicare la compromissione, ancorchè lieve/moderata, delle capacità cognitive e mnemoniche dell’animale: una condizione preferenziale per agire con le armi della diagnosi precoce e della prevenzione.” “Ed è con questo obiettivo – ha proseguito Colangeli – che, assieme ad altri comportamentalisti italiani, abbiamo messo a punto un questionario facilmente somministrabile che, basandosi su cinque categorie comportamentali (disorientamento, alterate interazioni sociali, disturbi del ciclo sonno/veglia, alterata attività generale, scorrette abitudini eliminatorie), fosse in grado di identificare, in maniera precoce ed affidabile, i possibili segni clinici di invecchiamento cerebrale patologico.” E il trattamento? Oltre a sottolineare l’importanza di tutte quelle strategie educative volte a sensibilizzare il proprietario nei confronti delle precipue necessità del cane che invecchia, Colangeli si è soffermato su quelle terapie – farmacologiche, comportamentali e nutraceutiche – da attuare in sapiente combinazione per controllare e, ove possibile, prevenire le patologie comportamentali età-correlate. Relativamente ai nutraceutici per l’invecchiamento cerebrale, il relatore ha presentato i risultati dello studio clinico multicentrico condotto in aperto con Senilife®, somministrato per 90 giorni (2 cps/die/10 Kg p.c.) a 45 cani di età superiore ai 7 anni, esenti da malattie organiche e portatori di segni clinici di invecchiamento cerebrale ascritti alle succitate cinque categorie comportamentali. “Il 66% dei trentadue pazienti che avevano completato lo studio – ha spiegato Colangeli – rientrava nel gruppo dei “rispondenti”, dei soggetti, cioè, che avevano presentato più del 50% dei loro segni comportamentali migliorati…”.

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