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Swedencare

Cani più curati dei gatti

Una task force di medici veterinari, associazioni protezionistiche ed industrie farmaceutiche dimostra che i proprietari di pet stabiliscono un legame affettivo più stretto con il cane che non con il gatto e, di conseguenza, lo curano di più.
Cani più curati dei gatti

È l’AVMA (American Veterinary Medical Association) a diffondere la notizia, attraverso uno “special report” che divulga i dati di un’indagine su vasta scala, mirata a dimostrare quanto la natura del legame che si instaura tra proprietario ed animale da compagnia si ripercuota sul livello di cure che il pet riceve.
Dall’indagine – condotta tramite interviste telefoniche, questionari on line e selezione di una popolazione campione – è emerso un vero e proprio profilo del possessore di cane e gatto: prevalentemente di sesso femminile, di età media intorno ai 40 anni, con educazione scolastica elevata, e con famiglia composta da figli solitamente inferiori ai 18 anni.
Ma i proprietari amano di più il loro cane del loro gatto. Il report parla chiaro: il 57% degli intervistati dichiara di essere più affezionato al proprio cane, e solo il 19% è affettivamente più vicino al gatto.
La conseguenza più immediata? I proprietari di cani si sono dimostrati più attenti alle necessità dei loro animali. Li portano assai più frequentemente dal veterinario di fiducia, per le regolari vaccinazioni, i controlli del cavo orale o gli screening sanitari periodici, specie se l’animale è anziano. E, se ciò comporta il benessere dell’amico a quattro zampe con cui vivono, non solo sono facilmente disposti ad investire in cure mediche veterinarie, ma seguono anche, con scrupolo e costanza, le terapie domiciliari prescritte dallo specialista.
Purtroppo, la “Cenerentola” della situazione è il gatto. Ancora una volta, la piccola tigre che vive nelle nostre case paga lo scotto di luoghi comuni insiti nella storia stessa del suo rapporto con l’uomo: la falsa credenza che si affezioni più al territorio che al padrone o, ancor peggio, il fatto che sia capace di “curarsi da solo”, in virtù di quelle proverbiali “sette vite” che in realtà non fanno altro che compromettere l’unica vita che veramente ha.

Leggi il report dell’AVMA
http://avmajournals.avma.org/doi/pdfplus/10.2460/javma.232.4…