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Gestione multimodale dell’artrosi

All’ESVOT 2008, Steven Budsberg traccia le linee guida di management combinato dell’artrosi nel cane.
Gestione multimodale dell’artrosi

Ci sono tantissime ragioni per trattare il dolore cronico da artrosi con una terapia multimodale: ragioni strettamente legate alla necessità di contrastare i numerosi meccanismi fisiopatologici implicati in questo tipo di dolore; e ragioni legate all’evidenza clinica, che ha definitivamente sancito l’inutilità di una monoterapia valida in tutti i casi di artrosi.
Questa è la sintesi dei presupposti delineati dal noto ortopedico americano che, all’annuale appuntamento dell’ESVOT (European Society of Veterinary Orthopaedics and Traumatology) a Monaco (10-14 settembre 2008), ha tenuto una “main lecture” sulla gestione multimodale dell’artrosi. Una gestione, ha puntualizzato Budsberg, che si fonda innanzitutto sulla piena collaborazione tra veterinario e proprietario, nella reciproca consapevolezza che l’obiettivo da raggiungere è il controllo a lungo termine dei segni clinici dell’artrosi, ed una risposta il più immediata possibile alle terapie adottate.
Budsberg ha poi passato in rassegna i componenti di questa combinazione terapeutica: dal controllo del peso, all’esercizio fisico controllato, alla fisioterapia riabilitativa, al trattamento farmacologico del dolore, ai condroprotettori.
“I FANS non sono una panacea, con il 100% di efficacia e lo 0% di effetti avversi.” Partendo da questa affermazione, Budsberg ha elencato le principale molecole antinfiammatorie/analgesiche oggi a disposizione in Ortopedia Veterinaria: tutte da usare con cautela e per il tempo strettamente necessario, stante i numerosi effetti collaterali che compaiono, specie nei trattamenti a lungo termine.
Infine, i condroprotettori. Budsberg ha elencato numerose sostanze (tra cui condroitin solfato e glucosamina) collettivamente note con l’acronimo SADOA (Slow-Acting Drugs for Osteoarthritis). Ad indicare la loro peculiarietà nell’agire a lungo termine sull’artrosi, sia riducendo o prevenendo le lesioni cartilaginee (effetto strutturale), sia diminuendo il dolore e, dunque, migliorando la funzionalità dell’articolazione colpita (effetto sintomatico a lungo termine).