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Divertiamoci con il Labrador

Un corso di quattro giorni ha permesso ad educatori cinofili ed allevatori di migliorare le tecniche di educazione ed addestramento del Labrador, nonché di apprenderne gli accorgimenti più utili per gestire con successo le loro più frequenti malattie scheletriche.

Divertiamoci con il Labrador

Si può dire che sia il più amato dagli italiani: per la natura socievole e priva di qualsiasi aggressività, che lo rende adatto a convivere anche con i bambini; per il suo equilibrio e la perfetta integrazione con la vita della famiglia; per il rapporto gioioso, fatto più di giochi che di comandi, che riesce ad instaurare con il suo padrone. Ecco, il Labrador retriever è tutto questo.
A questo cane dalle straordinarie caratteristiche fisiche e caratteriali il Retriever Club italiano (RCI) ha dedicato una quattro giorni di aggiornamento intensivo sulle più innovative tecniche di addestramento e di esposizione, che si è svolta nell’accogliente e rilassante campagna fiorentina (Montaione) dal 22 al 25 aprile 2010.
Istruttori provenienti dall’Inghilterra hanno tenuto corsi di educazione e di presentazione alle esposizioni al folto gruppo di Labrador, suddivisi a seconda dei livelli di addestramento. Altre iniziative molto seguite si sono incentrate sul lavoro in acqua e sul “Tellington TTouch”: un metodo fatto di manipolazioni fisiche superficiali, che aiutano l’animale a migliorare autocontrollo, concentrazione, fiducia, equilibrio e coordinazione, e gli insegnano a “pensare” più che a reagire d’istinto.
Gli aspetti più propriamente ortopedici sono stati trattati da Marco Morlotti che, in una conferenza interattiva “a tu per tu” con gli allevatori, ha spiegato le malattie scheletriche (es. displasie dell’anca e del gomito) cui la razza Labrador Retriever è particolarmente predisposta. Non solo, ma sfruttando l’interesse e la “propensione al dialogo” dimostrata dal pubblico presente, Morlotti ha ribadito i cardini di un approccio ragionato ai problemi ortopedici del Labrador. Un approccio, che inizia ponendo particolare cura nella scelta dei soggetti destinati alla riproduzione, e prosegue affidandosi agli esiti di una diagnosi radiografica precoce. Condizione indispensabile, quest’ultima, per contrastare precocemente la distorta biomeccanica articolare con chirurgie a significato preventivo, piuttosto che per attuare, con altrettanta tempestività, tutte quelle misure volte a prevenire e controllare l’artrosi secondaria alle malattie scheletriche: controllo dell’alimentazione e dell’esercizio fisico, e condroprotezione. Mirata non solo nel prevenire la degenerazione articolare, ma anche nel rinforzare il tono muscolare e, dunque, la stabilità dell’articolazione stessa.

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