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La gestione del paziente ortopedico

Un seminario, organizzato da Carlo Maria Mortellaro con il supporto di Innovet, ha spiegato come riconoscere e trattare le tante malattie di spalla, gomito, anca e ginocchio del cane.

La gestione del paziente ortopedico

A giudicare dalla grande affluenza di partecipanti (intorno ai 200) e dall’alta interattività del pubblico con i due relatori esperti ortopedici (Aldo Vezzoni e Silvia Boiocchi), il seminario tenutosi presso la Clinica Chirurgica Veterinaria del DIVET (Dipartimento di Scienze veterinarie e Sanità Pubblica) ha pienamente raggiunto il suo obiettivo: quello, cioè, di essere una preziosa opportunità per studenti, dottorandi e medici veterinari di approfondire le conoscenze sul variegato ventaglio di patologie di spalla, gomito, anca e ginocchio, incrementando le chance di buona gestione del paziente ortopedico veterinario. Ad aprire la giornata seminariale è stato Aldo Vezzoni, che ha descritto quelle caratteristiche strutturali del cane (taglia, età, destinazione funzionale e razza) che influenzano la predisposizione a specifiche malattie osteoarticolari e che, proprio per questo, sono di grande aiuto nel percorso diagnostico differenziale. Sul fattore “razza” in particolare, si è costruita una precisa metodologia di diagnosi ortopedica, siglata con l’acronimo BOA® (Breed-oriented Orthopaedic Approach) e basata sull’assunto che questo fattore può servire da priorità diagnostica, in grado di orientare fin da subito verso quelle affezioni ortopediche cui le diverse razze di cani si dimostrano maggiormente predisposte. Con l’ausilio di numerosi filmati, Vezzoni ha poi spiegato le andature e posture del cane, soffermandosi sui “trucchi” da adottare per localizzare la zoppia e capire gli atteggiamenti antalgici del paziente ortopedico. BOA® è stata la “parola chiave” delle successive relazioni, dove Boiocchi e Vezzoni si sono alternati per trattare, anche in funzione delle razze maggiormente colpite, le principali affezioni di spalla (es. osteocondrite dissecante, tenopatie del bicipite brachiale, lussazioni e instabilità), gomito (displasia e lussazione), anca (displasia, frattura, necrosi asettica della testa del femore) e ginocchio (rotture legamentose e meniscopatie isolate). Per tutte le malattie ortopediche trattate è stata sottolineata una comune conseguenza, l’artrosi, la cui gravità è importante fattore prognostico, oltre che parametro da tenere in debita considerazione per scegliere la combinazione vincente di terapie, sia chirurgiche che conservative. Esempio classico di multimodalità terapeutica è quello della displasia dell’anca. Per le forme ad evoluzione artrosica lieve che affliggono i cani in crescita, vale un mix di misure conservative (es. controllo del peso e dell’attività fisica) abbinate a chirurgie profilattiche mirate a ristabilire l’alterata biomeccanica articolare. Per le forme ancora tollerate di artrosi secondaria alla displasia dell’anca dell’adulto, ci si orienta verso misure conservative, come la riduzione del peso corporeo, il controllo dell’attività fisica secondo la regola del “poco e spesso”, e l’utilizzo di condroprotettori, da abbinare agli antidolorifici (FANS) “al bisogno”, ad esempio nei periodi di riacutizzazione dolorosa stagionale associata a freddo e umidità. La giornata si è, infine, conclusa con l’estrazione di alcune copie dell’Atlante BOA® e del volume “Gestione multimodale dell’artrosi del cane”, di cui Innovet è editore assieme a EV (Edizioni Veterinarie).

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