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Dolore ortopedico: il segreto è riconoscerlo

Riconoscere i segni, anche nascosti, di dolore cronico articolare del cane, e alleviarne quanto prima le sofferenze, rappresentano la “mission” dell’ortopedico.

Dolore ortopedico: il segreto è riconoscerlo

Il dolore cronico articolare e, soprattutto, l’impatto che può avere sul benessere animale sono ancora notevolmente sottovalutati, tanto che in Ortopedia veterinaria prevale ancora un approccio più terapeutico che preventivo: volto cioè a contrastare il problema “dolore” quando si manifesta in maniera chiara e persistente, più che a cercare di intercettarlo agli esordi, riconoscendone i segni nascosti e alleviando quanto prima la sofferenza ai nostri animali. A spiegare questi concetti alla platea dei chirurghi veterinari europei, riunitisi a Copenhagen in occasione del meeting annuale della società, è Aldo Vezzoni, noto ortopedico italiano, nonché primo e unico europeo insignito del prestigioso Merit Award americano, a tributo della strepitosa carriera di studio e ricerca nel settore della chirurgia ortopedica veterinaria. Anche nell’approccio ortopedico, ha spiegato Vezzoni, dobbiamo trarre utili spunti dalle similitudini esistenti tra dolore cronico dell’uomo e del cane: la condivisione di vie e meccanismi di trasmissione del dolore; la risposta agli analgesici; le cause che lo provocano, tra cui emerge l’artrosi come conseguenza “a senso unico” di tantissime patologie ortopediche, displasia dell’anca in primis; l’impatto, infine, che una sofferenza continua ha sulle attività quotidiane e la qualità della vita dei pazienti, sia umani che veterinari. Trovandoci però a dover interagire con pazienti non verbalizzanti, l’attenzione deve sicuramente rivolgersi alle prove oggettive di dolore cronico (es. segni radiografici di artrosi, variazioni di carico mediante analisi cinetiche e cinematiche). Contestualmente, però, sono da identificare i segni “indiretti” di discomfort articolare cronico: la diminuita attività generale, ad esempio, che a volte viene interpretata come “pigrizia” o “invecchiamento precoce” più che come segno di una grave e dolorosa artrosi secondaria a displasia; o quelle posture compensatorie e pose antalgiche che l’animale adotta per ridurre la sua sofferenza. La “prova del nove” di questo dolore cronico articolare, così difficile da scovare per tempo? Osservare, ribadisce Vezzoni, l’impatto visibilmente positivo che un trattamento antalgico efficace, sia chirurgico che medico, ha sul comportamento e sul benessere del cane. Per questo la “mission” del chirurgo ortopedico è anche questa: attuare strategie preventive di diagnosi e cura delle patologie ortopediche, per porre rapidamente rimedio al dolore cronico che le accompagna e migliorare in tal modo il benessere animale.

Vezzoni A. Don’t dogs with hip dysplasia deserve total hip replacement? Proceedings Annual Scientific Meeting ECVS (European College of Veterinary Surgeons), Copenhagen, 3-5 July 2014, pp. 202-204.

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