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13 febbraio 2012
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Il contatto con cani e gatti durante la gestazione protegge i nascituri da allergie cutanee e crisi asmatiche. La conclusione viene dall’analisi di 6498 pazienti.
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Il dibattito è ancora in corso: l’esposizione precoce a cani e gatti è fattore di rischio o di protezione per lo sviluppo di asma, riniti o eczemi allergici?
A chiarire le idee interviene ora una review sistematica di un gruppo di epidemiologi e pediatri australiani, che assembla i risultati di nove studi clinici, mirati ad indagare il rapporto tra esposizione a cani e gatti nel periodo cosiddetto “perinatale” (quello, cioè, che va dalla ventesima settimana prima della nascita alla quarta settimana dopo il parto) e comparsa nei nascituri di malattie allergiche, come asma ed eczema.
Le conclusioni del gruppo interdisciplinare di ricerca non lasciano dubbi. Il contatto precoce con un gatto e, soprattutto, con un cane agisce da elemento di protezione nei confronti dello sviluppo di future allergie. Il motivo sottostante è intuibile. Il periodo perinatale coincide con la maturazione del sistema immunitario fetale. Una maturazione che dipende anche dall’esposizione della madre a specifiche influenze ambientali, la quale a sua volta determina la propensione o meno del bambino per le malattie allergiche.
L’effetto protettivo di cani e gatti è chiaro soprattutto per le famiglie che, nella loro storia, hanno un basso profilo allergico. Più incerta la protezione in caso di genealogie ad alto rischio allergico. In questi casi, però, i risultati sono viziati da fattori fuorvianti, tra cui il diverso atteggiamento dei soggetti allergici nei confronti degli animali domestici e la minor propensione ad avere contatti ravvicinati con cani e gatti. Tanto da ipotizzare che l’alta incidenza di allergie sia proprio la conseguenza di questo tenere a debita distanza gli amici a quattro zampe. |
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Lodge CJ, Allen KJ, Lowe AJ, Hill DJ, Hosking CS, Abramson MJ, Dharmage SC. Perinatal cat and dog exposure and the risk of asthma and allergy in the urban environment: a systematic review of longitudinal series. Clinical and Developmental Immunology 2012; doi: 10.1155/2012/176484 |
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La palmitoiletanolamide (PEA/Palmidrol) è un’opzione innovativa e sicura per gatti affetti da malattie eosinofiliche cutanee. Parola di Aiden Foster.
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Al seminario avanzato sulle allergie cutanee del cane e del gatto, organizzato a Cremona dalla Società Italiana di Dermatologia Veterinaria (SIDEV), si è parlato anche di palmitoiletanolamide (PEA/Palmidrol), l’aliamide fiore all’occhiello della ricerca Innovet in dermatologia veterinaria. A discutere di PEA è stato nientemeno che Aiden Foster, dermatologo di fama internazionale, nonché redattore capo di “Veterinary Dermatology”, unica rivista referata in questo specifico settore.
Foster ha chiaramente detto che in Italia siamo davvero fortunati ad avere a disposizione “integratori” a base di un “modulatore della degranulazione mastocitaria” (leggi PEA/Palmidrol), dotato di una reale efficacia clinica. Le prove? Foster parla del gatto, citando in particolare lo studio clinico pilota, condotto dal gruppo di Chiara Noli e pubblicato proprio su “Veterinary Dermatology” [vedi BiblioVet alle schede Codd. 6247 e 6248]. Lo studio dimostra infatti i significativi miglioramenti ottenuti, dopo trenta giorni di somministrazione orale di PEA, sui segni e le lesioni di gatti affetti da placca eosinofilica e granuloma eosinofilico.
Le parole di Foster rappresentano un importante riconoscimento ufficiale della validità del capostipite delle aliamidi nell’allergia cutanea del piccolo animale. Una molecola, la PEA, che al profilo di sostanza sicura coniuga la capacità di regolare uno dei principali meccanismi coinvolti nel prurito e nell’infiammazione allergica, qual è appunto l’esagerata degranulazione dei mastociti residenti nella cute. Ed è proprio il binomio “sicurezza ed efficacia” che fa di questa aliamide uno strumento importante nella gestione del cane e del gatto allergico. |
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Foster AP. Treatment of feline allergic dermatopathies. Atti seminario internazionale avanzato SIDEV, Cremona, 28-29 gennaio 2012, pp. 35-38 |
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L’odontoiatria è uno dei punti forza dell’offerta di salute del medico veterinario. A spiegarne strumenti e strategie un seminario della Facoltà di Milano.
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È stata indubbiamente un successo l’idea di Carlo Maria Mortellaro di organizzare un seminario dedicato alla pratica odontoiatrica veterinaria. Un successo di pubblico: più di 200 tra studenti e veterinari che hanno gremito l’aula A della Facoltà. Ma soprattutto una scelta azzeccata, che ha orientato l’attenzione su un argomento, l’odontostomatologia veterinaria, oggi considerata, oltre che branca specialistica, anche una “pratica veterinaria di base”: da esercitare, cioè, con la più ampia conoscenza degli strumenti e delle tecniche più adeguate, e da far fruttare come preziosa risorsa professionale.
Con la coordinazione di Mortellaro ed il supporto organizzativo di Innovet, il seminario è stato condotto da Mirko Radice, attuale presidente SIODOV (Società Italiana di Odontostomatologia Veterinaria). Molti i temi che ha trattato: dall’anatomia dentale, con la comparazione delle caratteristiche degli elementi dentari tra varie specie, uomo compreso; ai meccanismi che regolano lo sviluppo maxillo-facciale e che, se alterati, portano a diverse tipologie di malocclusioni, prognatismi ed enognatismi; alla malattia parodontale, il complesso, cioè, di gengiviti e parodontiti, considerate vere e proprie infezioni focali, suscettibili di diffondersi in organi distanti dal cavo orale, come cuore, reni e fegato, e compromettere la vita stessa dei pazienti odontoiatrici.
Radice ha riservato particolare attenzione alle conseguenze sistemiche di un cavo orale non adeguatamente controllato e quotidianamente pulito. Uno spazio specifico è stato pertanto riservato alla descrizione dello strumentario diagnostico di base (sonde parodontali, apparato radiologico) utile ad evidenziare la malattia parodontale ancora in fase precoce e, dunque, reversibile. Come enfasi speciale è stata data alla metodologia e strumentazione adeguata per eseguire una detartrasi: la pratica odontoiatrica professionale, fondamentale per la profilassi, l’igiene e la cura del cavo orale.
Innovet, con il suo “progetto igiene orale”, è stato lo sponsor dell’evento. Ha messo infatti a disposizione della Facoltà il suo supporto organizzativo, ed ha anche offerto tre copie del volume di Brook Niemiec “Small animal dental, oral & maxillofacial diseases. A colour handbook” (edito dalla Manson Publishing e distribuito in Italia da EV), tutte vinte da tre studentesse presenti al seminario gratuito (vedi foto della premiazione).
“Esperienza sicuramente da ripetere” ha commentato Carlo Maria Mortellaro. Perché l’odontoiatria è anche una prospettiva di futuro migliore per il medico veterinario.
Programma del seminario di martedì 31 gennaio 2012 su: http://www.innovet.it/eventi |
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Le modalità terapeutiche di approccio anti-artrosico funzionano. A patto, però, di combinarle tra loro. Tutti i dettagli della combinazione vincente al mondiale di medicina veterinaria.
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A parlare di terapia combinata anti-artrosica al mondiale WSAVA 2011 di Jeju (Corea) è l’australiano Richard Read che, con il suo intervento, fornisce dignità terapeutica ai quattro cardini principali del trattamento dell’artrosi del cane: chirurgia, analgesia, condroprotezione e fisioterapia.
Alla chirurgia Read ascrive benefici come la correzione dell’instabilità articolare e dei carichi anomali, la rimozione di frammenti osteocartilaginei e le tecniche di salvataggio, da applicare agli stadi terminali della patologia articolare. Benefici importanti, sottolinea Read, che pur tuttavia escludono una larga fetta di pazienti artrosici che dalla chirurgia non traggono alcun vantaggio terapeutico. Per questi pazienti vale piuttosto un management medico, basato sulla ragionata combinazione di farmaci analgesici, condroprotettori nutraceutici e tecniche fisioterapiche riabilitative.
Relativamente agli analgesici, la scelta deve seguire la via del rapporto rischio/beneficio più favorevole, oltre ad evitare associazioni potenzialmente in grado di aumentare l’incidenza di effetti avversi, tarare l’utilizzo delle opzioni analgesiche anche in base al livello di attività fisica del cane, e propendere per un’azione antalgica integrata, in modo da ridurre dosaggi e tempi di somministrazione delle singole sostanze farmacologiche impiegate.
Anche per i nutraceutici Read percorre la strada della combinazione. La nostra scelta, sottolinea, deve rivolgersi a quei prodotti contenenti sostanze che, combinate tra loro, siano in grado di agire in sinergia, ma dimostrino anche di essere attive sui diversi e concomitanti meccanismi della complessa fisiopatologia dell’artrosi.
Ed, infine, la fisioterapia. Fino ad ora, questa forma terapeutica è stata poco utilizzata in nome della scarsa cooperazione del paziente e del suo proprietario. È tempo di modificare questo atteggiamento, proprio considerando i vantaggi che tecniche come il massaggio, la manipolazione passiva, l’uso del caldo e del freddo, l’attività fisica controllata hanno dimostrato di possedere sul recupero post-operatorio ed il progressivo decorso dell’artrosi.
Non ci vuole molto a concludere assieme a Read che la terapia multimodale è la miglior opzione terapeutica per preservare le articolazioni dal dolore artrosico e, dunque, garantire una buona qualità di vita anche ai nostri animali.
Scarica gli Atti del congresso mondiale WSAVA-FASAVA in:
http://www.vin.com/proceedings/Proceedings.... |
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Read RA. Osteoarthritis (OA): does any treatment really work? 2011 WSAVA-FASAVA World Congress Proceedings, 14-17 October 2011, pp. 847-852 |
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