Pubblicazioni : OV Flash news : 31 gennaio 2011

31 gennaio 2011

Febbraio: mese del sorriso

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Lo scopo è quello di diffondere la cultura dell’igiene e della salute della bocca, fondamentale per allungare e migliorare la vita anche dei nostri quattro zampe.
Se si pensa che 8 cani e 7 gatti su 10 presentano, a partire dai 3 anni di età, segni evidenti di scarsa igiene e cattiva salute del cavo orale, ma che solo un terzo dei proprietari è consapevole dei rischi cui espone l’animale non curando le malattie della sua bocca, viene spontaneo capire l’importanza di campagne di sensibilizzazione, come il “Pet dental health month”, dei dentisti veterinari americani.
Un florilegio di iniziative (es. visite gratuite, distribuzione di materiale informativo rivolto sia a proprietari che a medici veterinari), ideato proprio allo scopo di aumentare la soglia di attenzione e sensibilità nei confronti dei metodi di cura, ma, soprattutto, di prevenzione delle assai frequenti malattie odontostomatologiche del piccolo animale: dalle visite, periodiche e precoci, presso il veterinario di fiducia; al rispetto delle sedute di controllo e “pulizia dei denti” (detartrasi); all’adozione di quei quotidiani accorgimenti che fanno del proprietario il cardine su cui ruota l’igiene e la salute della bocca del suo quattro zampe. Sono gli stessi esperti delle associazioni dentistiche veterinarie americane a raccomandare la spazzolatura dei denti del cane e del gatto e, soprattutto, a spiegarne i trucchi per trasformarla in un’”abitudine di tutti i giorni”. E sono sempre loro ad allertare su quei sintomi (es. alitosi) che fanno da cartina al tornasole dello stato di salute della bocca dell’animale, piuttosto che a consigliare l’uso di diete e supplementi che controllino la formazione di placca e tartaro, o di giochi e leccornie che stimolino la corretta masticazione.
Anche in Italia è in atto questo processo di sensibilizzazione e responsabilizzazione verso la salute della bocca di cani e gatti, tant’è che sono sempre di più le strutture veterinarie che incentivano i check-up dentistici ed istruiscono i proprietari sulle quotidiane attenzioni da riservare al cavo orale dei loro piccoli amici.


Per maggiori info leggi il sito dell’AVMA (American Veterinary Medical Association) alla pagina
http://www.avma.org/press/releases/100125_npdhm.asp

Cane e uomo uniti nella terza età

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Sempre più stretta la condivisione tra cane e uomo dei meccanismi responsabili dei deficit cognitivi e mnemonici dell’età senile.
È da tempo che si è capito come cane e uomo condividano molti dei meccanismi neurodegenerativi che, con l’avanzare dell’età, si rendono responsabili della diminuita performance mnemonica e cognitiva, piuttosto che di vere e proprie malattie senili come appunto la malattia di Alzheimer.
In questo filone di ricerca va inserito anche il lavoro del gruppo di Norton Milgram, che dimostra come nel cane anziano, tanto quanto succede nell’uomo, esiste un significativo deficit, sia di funzione che di struttura, di uno dei più importanti sistemi di trasmissione nervosa: quello colinergico, mediato dal neurotrasmettitore acetilcolina.
Mettendo a confronto cani giovani ed anziani, Milgram & Co rilevano, infatti, che solo i soggetti anziani vanno incontro a marcati deficit cognitivo-mnemonici in seguito alla somministrazione di una sostanza, la scopolamina, in grado di bloccare il legame dell’acetilcolina con i suoi recettori specifici. Una sorta di ipersensibilità che già si era riscontrata nei pazienti umani affetti da forme lievi di compromissione cognitiva.
Non solo, ma tramite analisi autoradiografiche i ricercatori evidenziano anche una sensibile diminuzione della densità dei recettori muscarinici (quelli per l’acetilcolina) in tutte le aree cerebrali, ad eccezione del cervelletto.
È la prima volta, sostiene il gruppo di ricerca, che si è dimostrata una compromissione del sistema di neurotrasmissione colinergica in cani fisiologicamente anziani. Il dato è importante anche da un punto di vista applicativo, rappresentando indubbiamente uno stimolo a considerare quelle misure di neuroprotezione che, se utilizzate precocemente, possono proteggere i cani anziani da quelle neurodegenerazioni patologiche, causa di invalidanti deficit di memoria e cognizione.
Araujo JA, Nobrega JN, Raymond R, Milgram NW. Aged dogs demonstrate both increased sensitivity to scopolamine impairment and decreased muscarinic receptor density. Pharmacol Biochem Behav 2011, in press

Allergie a confronto

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A Milano un importante congresso sull’allergologia clinica, vista in un’ottica moderna di comparazione tra uomo ed animale.
“Quando l’immunità fa più male che bene”. È questo il sottotitolo del congresso nazionale UNISVET, ideato dai direttori scientifici dell’evento Paola Dall’Ara e Fabrizio Fabbrini, per riassumere la complessità e l’ambivalenza dei processi allergici, e far capire in una frase la necessità di creare una vera e propria “task force” di conoscenze cliniche ed azioni terapeutiche derivanti dalla medicina, sia umana che veterinaria.
Partendo da questo presupposto, per tre giorni si alterneranno relatori, medici umani e veterinari, per affrontare, ciascuno in base alle proprie competenze e alla propria esperienza, le diverse malattie allergiche che si possono manifestare tanto nell'uomo che negli animali da compagnia. Obiettivo: rilevare i punti in comune tra clinica allergologica umana e veterinaria o, al contrario, sottolinearne peculiari differenze di specie, traendo da queste indicazioni preziosi spunti per una gestione terapeutica di successo.
Come temi specifici, dopo una sessione dedicata alle basi dell’allergologia, verranno trattate le allergie gastro-intestinali, per entrare poi nel vivo del congresso con un’intera giornata dedicata alla cute ed alle sue frequenti patologie allergiche. In particolare, dermatite atopica e dermatite allergica da contatto saranno oggetto di un “botta e risposta” tra la dermatologa veterinaria Rosanna Marsella e Giampiero Girolomoni, direttore della Clinica Dermatologica dell’Università di Verona e Presidente dell’”European Dermatology Forum”, la più importante organizzazione no-profit, finalizzata a coinvolgere la comunità scientifica internazionale nel settore dell’immunodermatologia clinica ed applicata.
A seguire, verranno trattate le allergie respiratorie piuttosto che le ripercussioni degli stati di ipersensibilità sul rene ed il sistema nervoso.
L’appuntamento è sicuramente da non perdere. E, questa volta, il consiglio è per tutti: medici umani e medici veterinari.

Consulta il programma nel sito UNISVET www.unisvet.it
Allergologia clinica comparata a 360°. V Congresso nazionale UNISVET. Milano (Hotel Melià), 11-13 febbraio 2011

Urolitiasi: botta e risposta con l’esperto

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Jody Lulich, direttore del “Minnesota Urolith Center”, fa il punto sulla “guerra all’urolitiasi” nel cane e nel gatto.
12 domande e risposte per fornire al lettore un efficace e snello profilo clinico-terapeutico del disturbo, che oggi affligge dal 2 al 4% della popolazione mondiale di pet: la calcolosi urinaria o urolitiasi.
Nel corso dell’intervista, Lulich sottolinea come, a differenza del passato, a dominare il panorama attuale siano i calcoli di ossalato di calcio: difficili da prevenire e da trattare, impossibili da dissolvere, e particolarmente frequenti in sei razze di cani, tutti di piccola taglia, tra cui lo Yorkshire Terrier, lo Schnauzer nano, lo Shih Tzu ed il Bichon frisé.
Intervistato sul fronte terapeutico, Lulich parla innanzitutto di nutrizione. “Noi diciamo ai medici veterinari che cani e gatti urinano quello che mangiano”. Per questo, il controllo della dieta e di un adeguato apporto idrico rappresenta la pietra miliare nella strategia preventiva dell’urolitiasi.
A parte che in presenza di ostruzioni uretrali, Lulich è altresì grande sostenitore di procedure risolutive non chirurgiche o, al massimo, minimo-invasive. Prima tra tutte l’uroidropropulsione, un metodo, sviluppato da Lulich stesso, che consente la rimozione spontanea degli uroliti.
L’intervista si conclude sfatando due frequenti “falsi miti” sull’argomento. Il primo è che nei maschi non si debba procedere alla dissoluzione dei calcoli per paura di un’ostruzione. Certo, risponde Lulich, è possibile, ma molto meno di quanto si creda.
La seconda credenza errata è che “i calcoli siano una malattia”. Sbagliato. La verità è che sono la conseguenza di una condizione patologica scatenante l’eccessiva secrezione e precipitazione in urina delle sostanze componenti i diversi tipi di calcoli. E la cura passa obbligatoriamente per l’identificazione e la correzione di questa patologia.

Loyle D. Advancing treatment of urolithiasis. DVM Newsmagazine January 2011, p. 35.
http://veterinarynews.dvm360.com/dvm/Medicine/Advancing-trea...
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