Neuroinfiammazione e disturbi comportamentali: dal meccanismo a nuovi interventi terapeutici. Focus sull’associazione di PEA-um e triptofano.
I disturbi comportamentali del cane e del gatto rientrano tra le problematiche lamentate dai proprietari con una frequenza crescente. La convivenza con questi animali porta ad una forte condivisione, questo determina maggior sensibilità ed attenzione alle variazioni che riguardano sia lo stato di salute che il comportamento dell’animale. I disturbi comportamentali sono manifestazioni problematiche o patologiche che esprimono stati di alterazione emozionale: paura, fobia, ansia, depressione, iperattività, irritabilità. Ciò che riferiscono i proprietari può riguardare l’alterazione del comportamento sociale, l’aumento delle vocalizzazioni e dell’agitazione, le eliminazioni inappropriate, gli attacchi di panico in assenza dei famigliari, i comportamenti compulsivi e le lesioni autoindotte. In alcuni casi, quelli più critici per il famigliare, questi disturbi si esprimono anche attraverso i comportamenti aggressivi verso i conspecifici o verso le persone.
L’approccio ai disturbi comportamentali prevede come primo step l’accurata visita del paziente, un’approfondita anamnesi comportamentale e la valutazione delle condizioni di vita e gestionali.
Alla diagnosi segue il percorso terapeutico che può includere l’adeguamento e l’arricchimento ambientale, il bilanciamento della relazione, il supporto feromonale e/o nutraceutico, talvolta la farmacoterapia. La medicina comportamentale veterinaria oggi inquadra i disturbi del cane e del gatto con un’ottica olistica secondo la quale malessere fisico, stati patologici e disagio emozionale devono essere correlati e curati nell’insieme. I disturbi comportamentali sono, infatti, sia causa che conseguenza di stati di malessere o di patologie sistemiche. In quest’ottica il riconoscimento della neuroinfiammazione come condizione fisiopatologica alla base dei disturbi comportamentali, nonché lo studio dei meccanismi che la caratterizzano, è ciò che consente di ottimizzarne la gestione e di prevenirne l’insorgenza.
Maria Chiara Catalani
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