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Il cane

Interventi nutrizionali mirati all’Osteoartrite

Interventi nutrizionali mirati all’Osteoartrite

Osteoartrite: una malattia delle articolazioni che progredisce col tempo e provoca dolore. Un dolore silente che il cane (e ancor più il gatto) tende a nascondere. Al proprietario l’onore e l’onere di scoprirne i segni il prima possibile: una sorta di caccia al tesoro che vale la pena giocare, visto che premio finale è il benessere del nostro migliore amico!

 

Al veterinario la sfida di gestire l’osteoartrite, adottando protocolli terapeutici tagliati su misura del singolo paziente. Nelle precedenti puntate abbiamo visto alcuni suggerimenti per riconoscere precocemente i segni di dolore articolare e imparato l’importanza di prestare attenzione al peso corporeo.

 

Oggi vediamo come alcuni supplementi nutrizionali possano essere d’aiuto.

 

Interventi nutrizionali mirati all’Osteoartrite

L’osteoartrite è un disordine complesso, e, come tale, in genere non si riesce a gestirla con un unico trattamento. I Veterinari hanno coniato il termine “approccio multimodale”, per definire una rosa di interventi, tra loro variamente combinati a seconda del caso, che comprendono misure farmacologiche, fisioterapiche, nutrizionali e, a volte, anche chirurgiche.

 

Altrettanto sfaccettati sono gli obiettivi del trattamento: ridurre il dolore e il discomfort, diminuire la gravità dei segni clinici (ad esempio la zoppia), rallentare la progressione della malattia, migliorare la qualità di vita.

 

Sembra impossibile, ma interventi di tipo nutrizionale si sono dimostrati molto attivi nel centrare questi obiettivi.
È il caso, ad esempio, degli acidi grassi essenziali, soprattutto quelli presenti nell’olio di pesce, i cosiddetti omega 3. Oppure della curcumina, un polifenolo estratto dalle radici di una pianta nota fin dall’antichità per i suoi effetti antinfiammatori e antiossidanti.

Questa sostanza – anche chiamata polifenolo d’oro, per il suo caratteristico colore giallo – è oggi disponibile in una forma particolarmente attiva, perché macinata in particelle piccolissime insieme ad un composto di ultima generazione, altrettanto naturale, la palmitoil-glucosamina.

 

Innovet, azienda Italiana, da oltre vent’anni impegnata nel settore dell’artrosi del cane e del gatto, ha infatti recentemente immesso nel marcato il frutto di una lunga ricerca in campo ortopedico: il Glupacur®, un alimento dietetico specificatamente studiato per l’osteoartrite dei nostri amici a quattro zampe.

Il prodotto contiene curcumina e palmitoil-glucosamina – micronizzate insieme – ed acidi grassi omega 3, oltre all’antiossidante naturale vitamina E.

 

Secondo uno studio di prossima pubblicazione, eseguito su oltre 150 cani con artrosi, 2 mesi di supplementazione dietetica con Glupacur dimezzavano il punteggio di zoppia, consentivano un recupero del movimento del 44% e miglioravano sensibilmente la qualità di vita dei cani studiati.

 

Conclusioni

L’osteoartrite è una frequente malattia degenerativa delle articolazioni che provoca molto dolore; è necessario individuarne i segni precocemente, perché prima si interviene, più alte sono le probabilità di dare sollievo ai cani (e gatti!) colpiti da questa malattia. Interventi dietetici mirati possono concorrere in modo importante a preservare il movimento del nostro amico a quattro zampe.

 

Il movimento è vita: aiutiamolo a vivere bene!

I fattori di rischio dell’Osteoartrite

I fattori di rischio dell’Osteoartrite

Quali sono le cose più importanti da fare per aiutare il nostro cane con l’osteoartrite? Nella precedente puntata abbiamo visto i tratti fondamentali della malattia e abbiamo imparato che i segni di dolore articolare non sempre sono facili da riconoscere, ma dobbiamo prestare attenzione a modifiche di carattere e comportamento e riferirle il prima possibile al nostro veterinario. La tempestività è molto importante, perché l’osteoartrite progredisce in forme sempre più gravi e, dunque, sempre più difficili da gestire (box). Oggi vedremo un altro aspetto su cui intervenire per aiutare il nostro cane.

 

I fattori di rischio.

 

Su alcune predisposizioni a sviluppare l’osteoartrite non possiamo fare molto; ma su fattori di rischio legati alla nutrizione e allo stile di vita abbiamo ampio margine di manovra. Sta a noi manovrare bene.

Gli ultimi studi d’oltreoceano ci dicono che il sovrappeso (e ancor più la franca obesità) sono tra i maggiori nemici della salute articolare. E questo non solo – come ci verrebbe spontaneo pensare – a causa del sovraccarico cui sono sottoposte le articolazioni di un cane “rotondetto”, ma anche perché l’obesità è un disordine caratterizzato da un’infiammazione generalizzata, che, sebbene di basso grado, predispone allo sviluppo di osteoartrite. A prescindere dai meccanismi che sostengono questo pericoloso connubio, i dati parlano chiaro: un recente studio ha dimostrato che esiste una netta prevalenza dell’osteoartrite nei cani sovrappeso rispetto ai normopeso (83% contro 50%!).

 

I veterinari parlano in questi casi di “comorbidità”: cioè della presenza simultanea di due malattie, che si amplificano a vicenda, ponendo serie difficoltà alla gestione del paziente.

La stessa diagnosi di osteoartrite, per esempio, tende ad essere più tardiva nel cane obeso, perché i segni di dolore (es. riluttanza a saltare in macchina o fare le scale) vengono scambiati per normali atteggiamenti di un cane affaticato dai chili in eccesso.

 

La riduzione del peso corporeo riveste un’importanza fondamentale nel trattamento del cane con osteoartrite. Il tuo Veterinario saprà guidarti nella scelta del regime dietetico più adatto allo scopo e del piano più corretto per integrare la dieta con l’esercizio fisico.

 

Analoghi protocolli – cuciti su misura per il tuo cane – potrebbero concorrere al buon esito del trattamento anche in caso di osteoartrite secondaria a malattie articolari come le displasie.

 

Box. I 4 stadi dell’osteoartrite

Secondo alcuni studiosi, l’osteoartrite riconosce 4 stadi.

 

Stadio 1

Il paziente manifesta segni precoci, spesso difficili da identificare. Questo stadio interessa soprattutto soggetti in crescita o giovani adulti. I segni sono sporadici durano solo pochi secondi/minuti.

 

Stadio 2

Il paziente manifesta segni intermittenti, considerati come le prime riacutizzazioni della malattia. Durano in genere qualche ora, e in genere vengono ignorati dal proprietario o considerati come “capricci”. Questo stadio è tipico del cane in età giovane-adulta.

 

Stadio 3

il paziente manifesta importanti segni di discomfort ed una progressiva perdita della capacità di eseguire attività quotidiane che era solito compiere (es. giochi, passeggiate). Questo stadio impatta in modo evidente sulla vita del paziente (es. intolleranza all’esercizio fisico), tanto che se accorgono anche i proprietari più distratti. In genere si osserva in cani adulti.

 

Stadio 4

Il paziente manifesta una perdita evidente di mobilità, fino ad una vera e propria difficoltà di camminare. Il proprietario si può trovare in gravi difficoltà a gestire un cane in questo stadio.

 

Ricorda: l’osteoartrite può essere in uno di questi 4 stadi, indipendentemente dall’età del tuo cane. Purtroppo, finora la maggior parte di diagnosi di osteoartrite sono state fatte quando la malattia era in stadio 3 o 4. Il mondo veterinario è oggi cosciente del fatto che, prima si riconosce l’osteoartrite, più alta è la probabilità di gestirla con successo, a tutto vantaggio del benessere del nostro migliore amico.

Riconoscere i segni di dolore articolare

Riconoscere i segni di dolore articolare

L’osteoartrite è una malattia cronica ad andamento degenerativo che colpisce una o più articolazioni; questo significa che è destinata a peggiorare con il passare del tempo e non si può curare, ma solo controllare. L’osteoartrite tende a limitare sempre più la mobilità di chi ne è colpito, provoca zoppia e compromette la qualità di vita.

 

I nostri amici a 4 zampe ne soffrono tanto quanto noi umani…. se non di più! Secondo stime americane, il 20% dei cani sopra l’anno di età ha l’osteoartrite, e la percentuale aumenta vertiginosamente con la vecchiaia: superati gli 8 anni, l’80% dei cani soffre di questa malattia … 8 cani su 10!!

Una sofferenza reale e silenziosa: l’osteoartrite colpisce le articolazioni, si accompagna ad uno stato infiammatorio di basso grado e fa un male cane (…anche al gatto)!

Sebbene dall’osteoartrite non si possa guarire, numerose sono le misure che si possono adottare per aiutare l’amico peloso. Vediamo di seguito le più importanti.

 

Riconoscere i segni di dolore articolare.

 

Spesso i segni clinici della malattia cominciano in modo subdolo. Il nostro amico è restio a fare le scale, sembra meno voglioso di correre o saltare, bisogna tirarlo in passeggiata perché resta indietro o “si impunta” e vuole tornare a casa. A volte siamo portati a considerarli capricci, altre volte manifestazioni di pigrizia o di vecchiaia. Ma, attenzione, possono essere, invece, campanelli d’allarme del dolore articolare. Non sottovalutiamo neppure i repentini cambiamenti di carattere. “Era così tranquillo con tutti, e invece ora tende ad aggredire gli estranei”. Potrebbe fargli male l’anca o il ginocchio e segnalare il suo dolore con comportamenti nuovi e apparentemente strani.

 

A volte questi segni sono difficili da associare al dolore; altre volte sono difficili proprio da scoprire.

Ti sei mai accorto che le sue unghie sono più lunghe del solito? Non è facile, vero?! Ma anche questo potrebbe essere un indizio che il tuo cane sta soffrendo e per questo sceglie superfici più morbide dove camminare, con il risultato che le sue unghie si consumano di meno e dunque tendono ad allungarsi di più.

 

Hai mai notato che il pelo in prossimità di un’articolazione è più rado o più bagnato che nel resto del corpo? Anche questo potrebbe essere un segnale di dolore: si sta leccando di più nella zona che gli duole.

 

Sia che siamo pronti a fare gli Sherlock Holmes, sia che non siamo tagliati per l’investigazione, appena notiamo cambiamenti nella voglia di muoversi, avvisiamo il nostro veterinario e cerchiamo di descrivere nei dettagli le modifiche che abbiamo osservato. Sarà lui a mettere Lapo sotto la lente d’ingrandimento e porre in essere tutte quelle indagini necessarie a capire se si tratta di osteoartrite.

Curcumina: il polifenolo d’oro

Curcumina: il polifenolo d’oro

La curcumina è una sostanza alimentare nota fin dall’antichità per le sue proprietà benefiche. Appartiene a quella classe di composti naturali presenti nelle piante, i polifenoli, dotati di effetto antiossidante. In particolare, la curcumina è estratta dalla grossa radice cilindrica della pianta Curcuma Longa, il cosiddetto rizoma. Altri polifenoli sono, ad esempio, il resveratrolo del vino rosso o le catechine del tè. Per il suo colore giallo forte (il colore caratteristico del curry, per intenderci) la curcumina viene anche chiamata il polifenolo d’oro.

 

Sono moltissimi gli studi che confermano la capacità della curcumina di limitare l’infiammazione e ridurre la formazione dei radicali liberi. Gli scienziati hanno anche scoperto i tanti meccanismi attraverso cui la curcumina svolge i suoi effetti.

 

 

Perché tutto questo interesse per la curcumina?

 

L’attenzione della ricerca scientifica per la curcumina è molto alta. Perché? Infiammazione e stress ossidativo sono reazioni trasversali comuni a vari disordini, come l’osteoartrite (artrosi) o la cistite. Esistono molti farmaci – ad esempio i FANS – capaci di esercitare effetto antiossidante ed antinfiammatorio. La loro azione è però spesso associata ad effetti collaterali dose- e tempo-dipendenti.

 

I soggetti “fragili”, come ad esempio i cani e gatti anziani o quelli che già assumono terapie farmacologiche per altre malattie, tollerano male questi interventi. Per loro, un “approccio gentile” può risultare utile. È per questo che la ricerca si sta concentrando su sostanze naturali, come la curcumina, capaci di regolare le risposte cellulari ed esercitare effetti antinfiammatori ed antiossidanti nel rispetto del paziente.

Numerosissime sono le evidenze raccolte in tal senso nei confronti della curcumina: l’approccio al paziente è talmente “gentile” che la curcumina viene usata addirittura per ridurre gli effetti collaterali dei chemioterapici.

 

 

Un prodotto vale l’altro?

 

Assolutamente no! Se la curcumina, a parità di purezza, è dotata dei medesimi effetti, la possibilità di esercitarli – e dunque di apportare i benefici desiderati – dipende dal suo grado di assorbimento: più se ne assorbe e più alto sarà l’effetto sulla salute di cani e gatti. E qui viene il problema: la curcumina, infatti, è una sostanza a scarso assorbimento. È dunque necessario sottoporla a processi tecnologici che aumentino la quantità resa disponibile dopo somministrazione orale. Tra questi processi, quello che più si è dimostrato utile ad aumentare l’assorbimento della curcumina, è la micronizzazione, cioè la macinazione spinta delle sue particelle. Ridotte fino a raggiungere la dimensione di pochi micron (millesimi di millimetri), vengono facilmente distribuite ai tessuti dopo somministrazione orale. In alcuni prodotti, la curcumina è micronizzata insieme ad altre sostanze naturali, come la PGA (palmitoil-glucosamina) per unire in un unico composto più effetti benefici, utili, ad esempio, in animali con osteoartrite o cistite.

 

 

La curcumina è sicura?

 

I dati ottenuti finora negli studi condotti specificatamente nel cane e nel gatto confermano gli effetti benefici della curcumina e dimostrano che è sicura e perfettamente tollerata anche in queste specie. L’unico evento avverso osservato – se così possiamo definirlo – si è limitato al cambiamento di odore (di cute, feci ed urine), registrato in uno studio in cui la curcumina veniva utilizzata in cani con osteoartrosi.

Alcuni Veterinari di oltreoceano segnalano, infine, casi di cani e gatti con difficoltà a tollerare la curcumina: si tratta, in particolare, di soggetti con “sensibilità gastroenterica”, cioè quelli con malattie infiammatorie gastrointestinali, che possono manifestare nausea e diarrea in relazione all’uso di curcumina. In questi casi, il consiglio è quello di iniziare con dosaggi bassi, da incrementare via via in base alla risposta.

Se il paziente è in cura farmacologica con sostanze come la ciclosporina o i FANS, il Veterinario dovrà tenere conto del fatto che la curcumina potrebbe rallentarne l’eliminazione, rendendo sufficienti dosaggi inferiori di questi farmaci.

 

 

Il problema del colore

 

Il vero “effetto collaterale” della curcumina è rappresentato dal suo colore giallo oro: può a volte far virare il colore delle feci, e può, tingere di giallo le mani del proprietario o il mantello degli amici a quattro zampe, soprattutto se somministrata in forma di pasta o polvere. Che fare? Nella bilancia rischio-beneficio, l’ingiallimento della cute o del pelo è certamente un incidente fastidioso, ma rappresenta un rischio assai modesto rispetto ai benefici che la curcumina apporta alla salute dei nostri pelosetti. Per limitare l’inconveniente, è possibile mischiare il prodotto a base di curcumina con acqua, olio, yogurt liquido o kefir e somministrare direttamente in bocca con l’ausilio di una siringa senz’ago, oppure miscelare per bene al cibo umido.

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