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Nutrienti cerebrali

“Brain nutrients”, ovverossia “nutrienti cerebrali”. Una classe di supplementi nutrizionali chimicamente eterogenei, ma riuniti da un comune denominatore: la capacità di migliorare le funzioni cognitive e mnemoniche del cervello che invecchia. In particolare, due di questi – fosfatidilserina (PS) e Ginkgo biloba – stanno riscuotendo un interesse sempre maggiore, come si può dedurre dal crescente spazio loro riservato su riviste scientifiche, sia italiane che estere.
Nutrienti cerebrali

Li chiamano anche “integratori per il cervello”, ma la loro azione è molto di più di una semplice integrazione delle funzioni cerebrali compromesse dall’invecchiamento. Ce ne possiamo render facilmente conto leggendo gli articoli pubblicati, di recente, su tre riviste – due americane (“Psychological Science in the Public Interest” e “American Family Physicians” ) ed una italiana ( “Le Scienze”) – a proposito di due sostanze, oggi considerate i capisaldi della cosiddetta “cura nutrizionale per la memoria”: la fosfatidilserina (PS) e l’estratto di flavonoidi e terpeni che si ottiene dalle caratteristiche foglie a ventaglio dell’albero del ginco (Ginkgo biloba).
“Sulla base dei dati clinici ottenuti sia nell’uomo che nell’animale – scrive un gruppo di psicologi americani – la PS si è rivelata essenziale per prevenire e/o curare i deficit cognitivo-mnemonici associati all’età o, ancor peggio, alla demenza senile.” Ma, come agisce la PS? Molteplici i meccanismi che tale sostanza esercita nel cervello anziano: dal recupero e/o mantenimento dell’integrità della membrana neuronale, al riequilibrio di recettori, spine dendritiche e neurotrasmettitori. Insomma, tutte attività indispensabili per il ripristino di quella corretta performance cerebrale che l’invecchiamento può compromettere, in modo più o meno clinicamente manifesto. Un’azione, dunque, di “neuroprotezione” a 360 gradi che la PS condivide, peraltro, con l’estratto di Ginkgo biloba. “Dall’analisi degli studi esistenti – si legge nel numero di luglio 2003 di “Le Scienze”, l’edizione italiana di “Scientific American” – si delinea con certezza che la somministrazione dell’estratto di ginco ha importanti effetti sulle prestazioni cognitive e mnemoniche, in quanto migliora la circolazione sanguigna, rallenta la formazione di radicali liberi, aumenta l’utilizzo di glucosio da parte della corteccia cerebrale, regola la produzione ed il rilascio di neurotrasmettitori, essenziali nella neurofisiologia dell’umore e dell’apprendimento.”
Ancora conferme sul Ginkgo dalle pagine dell’American Family Physician:” …una fitomedicina – scrivono gli Autori dell’articolo – ad attività neuroprotettiva che, all’efficacia nel rallentare la progressione e migliorare i sintomi di varie forme di demenza, unisce sicurezza d’impiego ed elevata tollerabilità.”