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Artrosi: più che l’usura, vale lo stress…

Ossidativo, naturalmente! A questa conclusione sono arrivati Joseph Buckwalter e coll. (University of Iowa, USA) durante il 71mo meeting annuale dell’AAOS (American Academy of Orthopaedic Surgeons) (San Francisco, 10-14 marzo 2004). A compromettere la vita e la capacità riparativa dei condrociti non è tanto l’usura meccanica continua, quanto piuttosto la presenza di un eccesso di radicali liberi nel comparto articolare.
Artrosi: più che l’usura, vale lo stress…

È dal 2001 che il gruppo di Joseph Buckwalter è attivamente impegnato nella ricerca di quei meccanismi che maggiormente compromettono la vitalità dei condrociti cartilaginei e che, per questo, sono considerati i maggiori responsabili dei fenomeni degenerativi che caratterizzano l’artrosi. I risultati delle loro ultime ricerche sono stati presentati in anteprima al meeting annuale della Società Americana di Chirurgia Ortopedica e, tra non molto, vedranno la luce anche sul “Journal of Gerontology: Medical sciences”. Così ha anticipato le sue ricerche lo stesso Buckwalter: “Abbiamo fatto crescere i condrociti in un ambiente in cui la concentrazione di ossigeno era molto più alta rispetto a quella che normalmente si riscontra in un’articolazione. E il risultato è stato evidente: i condrociti sottoposti ad alta tensione di ossigeno morivano molto più rapidamente di quelli fatti crescere a bassa tensione.”
Importanti le implicazioni di queste ricerche, sia in termini di maggior comprensione dei meccanismi artritogenici che di possibili approcci terapeutici. “ Può considerarsi definitivamente tramontata – sostiene Buckwalter – la concezione dell’artrosi come processo “wear and tear”, vale a dire come malattia pressoché esclusivamente connessa al logorio meccanico cui, obbligatoriamente, sono sottoposte le articolazioni. È ormai fuor di dubbio che si devono, invece, invocare precisi meccanismi biologici, primo tra tutti quella situazione di stress ossidativo strettamente connessa all’invecchiamento dell’individuo e chiamata definitivamente in causa nel drammatico decremento della vitalità e potenzialità riparativa dei condrociti.” Ecco, dunque, arrivata, anche nell’uomo, la dimostrazione della vulnerabilità ossidativa delle cellule cartilaginee. Perché “anche”? Perché nel cane già lo si sapeva. Infatti, proprio grazie alle ricerche promosse da IOVA (Innovet Osteoarthritis Veterinary Association), sappiamo che lo stress ossidativo, anche di breve durata (solo due ore), determina la morte dei condrociti provenienti da espianti di cartilagine di cane.

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