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Delineata la mappa dei mastociti nel cane

Si devono ad un gruppo di ricercatori del Dipartimento di Clinica Veterinaria della Facoltà di Agricoltura dell’Università di Miyazaki (Giappone) le ultime evidenze sulla caratterizzazione dei mastociti nel cane. Le loro ricerche descrivono in dettaglio distribuzione, densità, contenuto in proteoglicani e proteasi litiche (triptasi e chimasi) dei mastociti presenti in ben 15 organi di cani beagle e meticci: dalla lingua, a tutto l’apparato gastroenterico, alla cute, al cuore, ai polmoni, al rene.
Delineata la mappa dei mastociti nel cane

I precedenti c’erano già stati. Già alla fine degli anni Novanta, si era, infatti, dimostrata la presenza e l’eterogeneità dei mastociti in diversi distretti anatomici del cane. Ma mai si era giunti ad una vera e propria “mappatura” delle sue popolazioni mastocitarie qual’è quella che ora emerge dalle ricerche di questi studiosi giapponesi.
“Da 10 cani di razza meticcia e beagle – si legge nei “Materiali e Metodi” dell’articolo pubblicato sul “Journal of Molecular Histology” – abbiamo prelevato campioni di tessuto proveniente da 15 organi diversi, tra cui lingua, intestino, stomaco, cuore, polmoni, reni e pelle. Ed è su tali campioni che abbiamo eseguito specifiche colorazioni e metodiche enzimo-istochimiche, adatte non solo ad evidenziare i mastociti, ma anche a determinarne la peculiare tipizzazione, in termini di contenuto in proteoglicani (eparina, condroitin solfato) e proteasi (triptasi, chimasi).”
“In tutti gli organi esaminati – scrivono Noviana e coll. nei risultati – abbiamo sempre trovato mastociti, anche se quantitativamente variabili… La massima densità l’abbiamo riscontrata in organi come cute, lingua, polmoni e fegato, mentre abbiamo rilevato una modesta presenza di queste cellule nel cuore, nel rene e nella milza.”
Standard, invece, la localizzazione dei mastociti. “Li abbiamo sempre rinvenuti in posizione immediatamente sottostante agli epiteli…ad indicare che tali cellule si distribuiscono preferenzialmente in quelle aree che sono continuamente esposte a parassiti ed altri patogeni.” “Del resto – continuano i ricercatori nella discussione – anche la diminuita densità dei mastociti, che abbiamo riscontrato negli strati mucosali più profondi, rientra in questa spiegazione. Più le aree sono distanti dal contatto diretto con patogeni di vario genere, meno è richiesta la protezione naturale che può essere loro garantita da queste cellule.”
Circa la tipizzazione dei mastociti, i ricercatori giapponesi hanno, ancora una volta, confermato l’estrema eterogeneità delle popolazioni mastocitarie, ora classificate non solo in base al loro diverso contenuto in proteasi litiche (triptasi e chimasi), ma anche sulla scorta dei differenti proteoglicani evidenziati, come eparina e condroitin solfato.

Articolo disponibile su richiesta a cedis@innovet.it

Noviana D, Mamba K, Makimura S, Horii Y, 2004, Distribution, histochemical and enzyme hystochemical characterization of mast cells in dogs, Journal of Molecular Histology, 35: 123-132
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