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WWW ferite infette

World Wide Wounds (WWW) - l’unica rivista on line che dal 2001 si occupa specificatamente di ferite, anche di pertinenza veterinaria, e loro trattamento – pubblica, nell’ultimo numero di gennaio 2004, un’interessante review sulle infezioni proprio a carico delle ferite, inquadrandole da un punto di vista sia storico-terminologico che di diagnosi e cura. Analizziamone i passaggi più salienti.
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“La ferita infetta non è certo un fenomeno dei giorni nostri, dato che la sua esistenza è documentata fin dai tempi di Celso e Galeno ed ha ininterrottamente attraversato le varie epoche, con puntualizzazioni sempre più precise, sia come terminologia che come eziologia e patogenesi…” Così Mark Collier – Chirurgo del “Pilgrim Hospital” di Boston – apre la review intitolata “riconoscimento e trattamento delle ferite infette”, per passare, poi, ad identificare i potenziali agenti patogeni: batteri – sia Gram+ che Gram-, sia aerobi che anaerobi – funghi, protozoi.Di particolare importanza, il capitolo dedicato ai meccanismi che consentono lo sviluppo delle infezioni: dalle vie che i microrganismi usano per raggiungere la zona lesa, a tutti quei fattori che favoriscono la cosiddetta “colonizzazione critica”, cioè a dire quell’abnorme moltiplicazione batterica che compromette la corretta riparazione, causando ritardi cicatriziali ed invalidanti esiti estetici e funzionali. Collier passa, poi, in rassegna i classici “indicatori” di infezione: dal dolore, all’edema, alla ricca produzione di essudato. Sulla diagnosi, Collier si esprime chiaramente. “Il metodo più comune è senz’altro quello di praticare un accurato zaffo della ferita, seguito da un’eventuale biopsia e da analisi seriche più generalizzate.”
Nelle conclusioni, l’autore mette in guardia dalla possibile negligenza nella cura delle ferite, in particolar modo infette. “I medici devono saper gestire una ferita e riconoscerne, il più rapidamente possibile, eventuali decorsi anomali, pena gravi conseguenze, in termini economici, funzionali ed estetici.”
Leggi l’articolo da http://www.worldwidewounds.com/2004/january/Collier/Manageme…

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