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Nuovo test per la demenza senile del cane

Biochimici dell’Università di Barcellona, congiuntamente ad una grossa clinica veterinaria locale, pubblicano su “Progress in Neuro-Psychopharmacology & Biological Psychiatry” un articolo sui livelli di alcuni metaboliti rilevati nel liquido cerebro-spinale (LCS) di cani di età compresa tra 1 e 16 anni, alcuni dei quali affetti da deterioramento cognitivo di vario grado. Interessante la valutazione clinico-comportamentale effettuata sui cani inclusi nello studio: una combinazione tra più scale di uso veterinario e due test applicati al deterioramento cognitivo dell’uomo. Risultato: 16 categorie comportamentali, di cui, però, solo 9 utili a valutare in modo precoce ed appropriato la demenza senile nel cane.
Nuovo test per la demenza senile del cane

“Con l’obiettivo di individuare il più precocemente possibile i segni di demenza senile nel cane, abbiamo elaborato un test comportamentale che sia in grado di discriminare i diversi livelli di deficit cognitivo…Non solo, ma per la prima volta abbiamo indagato anche le modifiche metaboliche ed energetiche cui il cervello può andare incontro in queste condizioni ed abbiamo cercato di correlarle alla gravità della demenza.” Così Marco Pugliese e coll. delineano, nel recente articolo del “Progress”, gli obiettivi delle loro ricerche nel settore della neurodegenerazione senile e dei disturbi comportamentali e cognitivi ad essa correlati.
“ I 25 cani inclusi nello studio – scrivono i ricercatori – sono stati sottoposti ad un nuovo test cognitivo: una sorta di ragionata combinazione tra scale di valutazione applicate dalle scuole dei comportamentalisti veterinari giapponesi (Uchino) e francesi (Pageat), e due test di provenienza umana, come il “Mini Mental Score Evaluation” (MMSE) ed il DSM-IV, comunemente usati nell’uomo per la diagnosi di demenza alzheimeriana.”
Ne sono scaturite 16 categorie comportamentali, di cui, però, solo 9 utili a suddividere gli animali in studio in tre gruppi ben definiti: giovani e senza segni di demenza e, rispettivamente, con lievi e gravi segni di deficit cognitivo. “I 9 parametri scelti – tra cui le abitudini eliminatorie, le interazioni sociali, la capacità di adattamento all’ambiente, il ritmo sonno/veglia, il comportamento di esplorazione e di gioco, etc. – si sono rivelati sufficientemente attendibili per valutare lo stato cognitivo dell’animale: sono facili da riconoscere anche da parte del proprietario e, nel contempo, sono attendibili, in quanto ad accuratezza e sensibilità…Per questo, riteniamo che il test proposto sia un utile strumento per evidenziare anche le forme lievi di demenza e monitorarne attentamente il decorso.”
Un accenno, infine, alle modifiche metaboliche cerebrali che i ricercatori hanno correlato alla gravità della demenza. “I gravi deficit cognitivi si accompagnano a livelli cerebro-spinali elevati di glucosio, lattato e piruvato. Ciò significa che la presenza di un marcato squilibrio ossidativo si ripercuote inevitabilmente sullo stato cognitivo cerebrale.”

Articolo disponibile su richiesta a cedis@innovet.it