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Cane anziano: non sottovalutare i segni patologici

La qualità di vita dei nostri cani anziani dipende anche dal saper distinguere con tempestività i segni di un normale invecchiamento cerebrale da quelli di demenza senile.
Cane anziano: non sottovalutare i segni patologici

Uno dei motivi più frequenti che induce il proprietario di cane a sottovalutare le alterazioni comportamentali del proprio animale anziano è la convinzione che tali modifiche siano la manifestazione di un normale, quanto inevitabile, processo di invecchiamento cerebrale, e non tanto di sindromi neurodegenerative oggi conosciute come disfunzioni cognitive (CDS) o demenze senili. La realtà, come sottolinea Sara Bennett, comportamentalista della “Purdue University”, è ben diversa. Oggi, la CDS rappresenta una preoccupazione vera e propria per la comunità veterinaria: per lo spessore epidemiologico, per il corteo di menomazioni cognitive e comportamentali, che compromettono gravemente la qualità di vita dei cani anziani, per le ripercussioni sul legame proprietario-animale da compagnia, tanto da indurre, nei casi più gravi, a drastiche e dolorose decisioni (eutanasia). Lo sforzo per migliorare la situazione deve essere congiunto. Da una parte, il medico veterinario è chiamato a porre al cliente/proprietario le domande “giuste”, richiamando l’attenzione su quei sintomi comportamentali indicativi di invecchiamento cerebrale patologico, tra cui, ad esempio, il disorientamento, le modifiche di attività generale e di interazione sociale, le alterazioni del ciclo sonno-veglia o delle abitudini eliminatorie. Va altresì stimolata la disponibilità del proprietario a far valutare lo stato sanitario completo del proprio animale, in modo tale da evidenziare la possibile correlazione dei disordini comportamentali con problemi medici età-dipendenti (es. artrosi, malattie dentali) o la presenza di compromissioni neurodegenerative ancora di grado lieve-moderato. Dal canto suo, il proprietario è chiamato a superare l’atteggiamento fatalista di fronte al proprio cane che invecchia, per assumere invece una parte attiva nei “golden years” dell’amico a quattro zampe, riferendo innanzitutto con tempestività al veterinario di fiducia i cambiamenti di comportamento osservati nel proprio animale. Solo così si potrà pianificare quell’approccio combinato di misure ambientali, farmacologiche e nutraceutiche, rivelatosi tanto più efficace quanto più precocemente applicato.

Bennett S. Cognitive dysfunction in dogs: pathologic neurodegeneration or just growing older? The Veterinary Journal, 2012, [Epub ahead of print].
© 2012 Innovet