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ARTROSI DEL CANE. PRIMA LA BIOMECCANICA O LA BIOLOGIA?

Come nell’uomo, anche nel cane l’artrosi è un miscuglio di cause biomeccaniche e risposte biologiche tissutali, che richiedono un approccio multimodale pressochè individualizzato.

ARTROSI DEL CANE. PRIMA LA BIOMECCANICA O LA BIOLOGIA?

Carlo Maria Mortellaro (foto), in occasione del trentennale SCIVAC celebrato a Rimini lo scorso week-end, fa il punto sull’artrosi del cane, individuandone le specificità e, soprattutto, facendo risaltare la profonda inter-relazione esistente tra le sue due principali componenti: quella biomeccanica e quella biologica. Il cane è innanzitutto il mammifero che più precocemente soffre di artrosi. E ciò a causa del convergere di cause predisponenti (es. razza), scatenanti (es. displasie), perpetuanti ed aggravanti (es. obesità), che fin da cucciolo (3-4 mesi di età) gravano sulle sue articolazioni e ne scatenano/cronicizzano la progressiva insufficienza articolare di tipo artrosico. Altrettanto interessante la discussione sulla duplice componente, biomeccanica e biologica, dell’artrosi canina. Da una parte, le anomalie di conformazione, le asincronie/disarmonie di crescita, i malallineamenti, le lassità e le incongruenze che, tipiche di molte malattie ortopediche dello sviluppo, creano veri e propri “conflitti” biomeccanici in grado di ripercuotersi sui tessuti articolari. Dall’altra parte, c’è la risposta biologica dell’articolazione, l’insieme cioè di modifiche metaboliche, biochimiche e molecolari con cui tutti i tessuti e le cellule del micro comparto articolazione reagiscono all’insulto artritogeno. Ma è nato prima l’uovo o la gallina? L’artrosi è cioè un fatto principalmente di biomeccanica o di biologia? Impossibile dirlo. Tant’è che ci sono situazioni in cui l’artrosi ha il suo “primum movens” in una compromissione della biomeccanica articolare (es. rottura del legamento crociato craniale), ma altrettante sono le situazioni in cui la risposta biologica dei tessuti può svilupparsi prima della disfunzione meccanica, oltre che precedere la sintomatologia manifesta. A livello terapeutico, il vero nodo da risolvere è comunque il rapporto bidirezionale che lega queste due inscindibili componenti dell’artrosi, e che obbliga a raffinare e a individualizzare sempre di più quella “terapia di combinazione”, chirurgica e conservativa, farmacologica e non, mirata a contrastare simultaneamente cause, meccanismi e sintomi (dolore). Si deve del resto allo studio dei meccanismi biologici la conoscenza più approfondita del dolore cronico da artrosi e, conseguentemente, la possibilità di strade terapeutiche all’avanguardia che oggi si stanno affacciando anche nel settore ortopedico veterinario. Anche per l’artrosi del cane si parla, infatti, di terapia genica, di trapianto di cellule staminali, di gel piastrinici autologhi. E si può disporre di strumenti di analgesia, come le aliamidi, la cui attività “pain-modifying” transita per la capacità di questi biolipidi endogeni di contrastare in maniera del tutto fisiologica i meccanismi biologici dell’infiammazione e del dolore. Mortellaro CM. Specificità dell’artrosi nel cane, dalla biomeccanica alla biologia. Atti 83° congresso internazionale SCIVAC, Rimini, 29 maggio-1 giugno 2014, pp. 464-467

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