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Coltivare la cute di cane a scopo di ricerca

Innovation in Veterinary Medicine presenta il primo progetto pre-clinico a marchio Skinalia. Si tratta delle SOC, colture di cute di cane al servizio della ricerca dermatologica veterinaria.

Coltivare la cute di cane a scopo di ricerca

Le colture d’organo (o organotipiche) rappresentano un’area di estremo interesse per la ricerca scientifica e biomedica: modelli di studio da organi isolati (cosiddetti ex vivo) capaci di mantenerne l’originale complessità e, per questo, particolarmente utili e affidabili per studiare morfologia e fisiologia dei tessuti e valutarne la risposta ai diversi trattamenti. Nell’uomo, uno degli organi più studiati con questa metodica è sicuramente la cute ed è in particolare il dermatologo tedesco Ralf Paus che ne ha dimostrato le strategiche potenzialità di studio e ricerca. Fino ad oggi, però, non era ancora stata sviluppata la “versione veterinaria” della SOC (Skin Organ Culture). A colmare questa lacuna arriva oggi un progetto unico al mondo a marchio Skinalia. Grazie all’impegno congiunto di Innovet e di un gruppo di ricerca veterinaria d’eccellenza dell’Università di Pisa, coordinato da Francesca Abramo e Vincenzo Miragliotta, è stato infatti messo a punto un modello “3D” di cute di cane prelevata durante normali pratiche chirurgiche di routine. Un traguardo importante, che apre la strada ai tanti vantaggi delle SOC veterinarie: la messa a punto di un modello che riproduce fedelmente il comportamento di un vero e proprio organo, completo di tutti gli elementi morfologici e funzionali; la possibilità di testare sostanze adatte a ripristinare l’omeostasi della cute; e, infine, il vantaggio di una valida alternativa alla classica sperimentazione animale, priva di inutili sofferenze e difficoltà di gestione. I ricercatori dell’ateneo pisano sono già riusciti a mantenere vitale a lungo termine la cute di cane in coltura e si apprestano ora a studiare il comportamento dei mastociti cutanei, così come la risposta cellulare a sostanze naturali endogene prodotte in situazioni di danno, la PEA (palmitoiletanolamide) innanzitutto. Ancora una volta – afferma Renato della Valle, CEO (Chief Executive Officer) di Innovet – abbiamo voluto credere nelle potenzialità della Ricerca italiana affidandoci ad un gruppo di ricercatori di grande professionalità ed esperienza. E oggi siamo realmente soddisfatti, soprattutto per le prospettive future di questo modello nello studio della fisiologia cutanea degli animali domestici, dei fattori in grado di perturbarla e delle sostanze in grado di ripristinarla. È una scommessa che, a giudicare dall’esordio, stiamo vincendo. Sfoglia la versione digitale di InnVetMed su https://www.innovet.it/inn-vet-med/

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