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Gli esiti fatali di una farmacologia contro Natura

Ufficializzati i danni provocati da un farmaco antalgico che agiva in maniera indiscriminata sui sistemi di protezione endogena dell’organismo.
Gli esiti fatali di una farmacologia contro Natura

I fatti risalgono agli inizi del 2016, quando un’azienda farmaceutica portoghese includeva 128 volontari sani tra i 18 e i 55 anni in uno studio clinico per testare la sicurezza di un farmaco sperimentale per  il dolore cronico. I primi sei partecipanti, che assumevano dosi maggiori della molecola, venivano ricoverati in gravissime condizioni per lesioni cerebrali. Uno di questi moriva.

 

Oggi, la prestigiosa rivista The New England Journal of Medicine dà ufficialmente voce ai medici del Rennes University Hospital, che descrivono i segni neurologici dei 4 soggetti che hanno accettato che il loro caso venisse reso pubblico.

 

Questo in sintesi il quadro clinico descritto. “Al quinto giorno di assunzione del farmaco in studio, 3 dei 4 soggetti sviluppano una sindrome neurologica acuta e rapidamente progressiva, con sintomi come emicrania, sindrome cerebellare, deficit di memoria e stati di coscienza alterata… Alla risonanza, si evidenziano microemorragie, in prevalenza a livello di ponte ed ippocampo. Un soggetto va incontro a morte cerebrale. Atri due tendono a migliorare, ma in uno permane deficit mnemonico residuo e sindrome cerebellare. Un soggetto resta asintomatico.”

 

Il caso ha ovviamente fatto molto scalpore, suscitando anche le riflessioni di farmacologi e ricercatori di fama internazionale, visto che il farmaco in questione era un inibitore selettivo della FAAH (Fatty Acid Amide Hydrolase), cioè un enzima che interviene in maniera indiscriminata sui meccanismi di degradazione di uno dei più importanti sistemi di protezione endogena: il sistema degli endocannabinoidi.

 

Già all’epoca dei fatti avemmo modo di esprimere la nostra opinione sui rischi di una farmacologia “contro Natura”, che entrava cioè in maniera artificiale e “a gamba tesa” su un sistema tanto delicato quanto importante come appunto quello degli endocannabinoidi.

 

Oggi, non ci resta che ribadire quanto la via più sicura sia quella di agire “secondo Natura”: rifornire cioè l’organismo di quel surplus di bioregolatori endogeni come la PEA (Palmitoiletanolamide), di cui fisiologicamente tutti noi (uomini e animali) ci serviamo per sconfiggere dolore e infiammazione e che di per sé è anche in grado di potenziare l’efficacia antalgica di altri endocannabinoidi.

 

 

Kerbrat A, Ferré JC, Fillatre P, Ronzière T, Vannier S, Carsin-Nicol B, Lavoué S, Vérin M, Gauvrit JY, Le Tulzo Y, Edan G. Acute neurologic disorder from an inhibitor of fatty acid amide hydrolase. N Engl J Med. 2016;375(18):1717-1725

 

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