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Sistema endocannabinoide nel cervello di cane

Tutta italiana la scoperta che una particolare zona cerebrale del cane esprime recettori ed enzimi degli endocannabinoidi, lipidi endogeni ad azione protettiva cui afferisce anche la PEA.

Ritratto di cane lupo ceccoslovacco

Un nuovo risultato del progetto di ricerca sugli endocannabinoidi in medicina veterinaria (composti bioattivi endogeni che l’organismo produce “da sé” a scopi protettivi) arriva da un lavoro pubblicato da un gruppo di ricercatori dell’Università di Pisa e di Padova.

 

Journal of Chemical Neuroanatomy pubblica infatti i risultati delle analisi morfo-istologiche e immunoistochimiche che hanno dimostrato la presenza dei recettori per i cannabinoidi di tipo 1 (CB1) nel Claustrum del cane, una lamina di sostanza grigia alla base del cervello considerata una zona di integrazione di attività provenienti da diverse aree cerebrali, oltre che una sorta di interruttore che si accende e si spegne al fine di sincronizzare le diverse modalità percettive, cognitive e motorie.

 

Un’area cerebrale, dunque, davvero strategica, che per la prima volta si scopre essere dotata di un sistema endocannabinoide completo, esprimendo non solo i CB1, ma anche la FAAH (Fatty Acid Amide Hydrolase), l’enzima preposto alla degradazione degli endocannabinoidi, PEA compresa.

 

La scoperta si aggiunge agli altri risultati ottenuti dallo stesso gruppo di ricerca che già era riuscito a mappare la distribuzione di CB1 e CB2 nella cute del cane sano, dimostrarne l’aumento di espressione in corso di dermatite atopica, unitamente all’incremento dei livelli di “antinfiammatori endogeni” (PEA in particolare) che utilizzano i recettori CB per esercitare i loro benefici effetti anti-allergici e anti-prurito.

 

La presenza del sistema endocannabinoide in questa particolare area cerebrale – si legge nelle conclusioni dell’articolo – permette di avanzare l’ipotesi che sia proprio questo complesso sistema di lipidi bioattivi endogeni ad esercitare importanti attività neuromodulatorie”. Quella italiana è dunque una scoperta importante anche da un punto di vista applicativo, fornendo le ragioni per estendere al settore più propriamente neurologico la farmacologia di biomodulazione ad effetto ALIA, di cui la PEA rappresenta la molecola di punta.

 

 

Pirone A, Cantile C, Miragliotta V et al. Immunohistochemical distribution of the cannabinoid receptor 1 and fatty acid amide hydrolase in the dog claustrum. J Chem Neuroanat. 2016;74:21-27

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