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La chirurgia non arresta l’osteoartrite di gomito

Ortopedici veterinari italiani dimostrano che i diversi tipi di osteotomia per la displasia di gomito migliorano zoppia e artralgia, ma non riducono la progressione dell’osteoartrite.
La chirurgia non arresta l’osteoartrite di gomito

Con l’obiettivo di valutare gli esiti a breve (un anno) e lungo (due anni) termine della chirurgia di gomito, un pool di noti ortopedici veterinari italiani, in collaborazione con chirurghi inglesi, segue nel tempo 26 cani affetti da malattia del comparto mediale (MCD), una forma di displasia di gomito trattata con diverse chirurgie (osteotomie) a seconda dell’età del paziente e della gravità dei segni clinici e delle lesioni intrarticolari.

 

Come era da aspettarsi, la chirurgia migliora i segni di MCD (sclerosi subtrocleare), l’artralgia e la zoppia, in conseguenza di una più omogenea ridistribuzione dei carichi intrarticolari.

 

L’effetto è molto meno favorevole per la progressione dell’osteoartrite (o artrosi), che sia nel breve che nel lungo termine continua a peggiorare.

 

In tutti i tempi di valutazione si rileva infatti un peggioramento dello score radiografico di artrosi, accompagnato da nessuna significativa variazione a carico dell’ampiezza del movimento articolare (ROM).

 

Si tratta, dunque, di dati che confermano gli indubbi benefici della chirurgia per la displasia di gomito. Ma stimolano altresì a considerare una multimodalità di interventi che, unitamente a un’opzione chirurgica rivolta a ripristinare la biomeccanica articolare, siano anche espressamente rivolti a contrastare i tanti meccanismi di danno, sia infiammatorio che degenerativo, che sostengono il persistere della malattia artrosica.

 

 

Serrani D, Sassaroli S, Gallorini F, Salvaggio A, Tambella AM, Biagioli I, Palumbo Piccionello A. Clinical and Radiographic Evaluation of Short- and Long-Term Outcomes of Different Treatments Adopted for Elbow Medial Compartment Disease in Dogs. Vet Sci. 2022; 9(2):70

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