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Otite cronica suppurativa nel cane: tre esami a confronto

L’applicazione sistematica del sequenziamento del DNA batterico potrebbe essere utile in futuro nella diagnosi e nel trattamento delle otiti esterne più resistenti.
Otite cronica suppurativa nel cane: tre esami a confronto

Il trattamento più idoneo per l’otite esterna cronica di tipo suppurativo viene stabilito a seguito dell’esame citologico unito all’esame colturale con antibiogramma, i quali danno un nome ai patogeni responsabili e alla molecola che può eliminarli definitivamente. Nella pratica, però, a volte accade che queste analisi producano risultati discordanti e che la terapia messa in atto non abbia l’efficacia sperata.

 

Come si può leggere nell’articolo pubblicato su Veterinary Sciences, questo è il razionale che ha spinto i ricercatori dell’Università di Liegi a sequenziare il DNA batterico presente nei canali auricolari di 16 cani con diagnosi di otite cronica purulenta, ossia clinicamente manifesta da almeno 3 mesi e con produzione di essudato. L’esecuzione di tale indagine, in aggiunta alle due sopracitate tradizionalmente eseguite nell’ambito della visita otologica, ha permesso di confrontare le varie metodiche e di capire quanto i risultati fossero coerenti fra loro.

 

Ebbene, se una buona correlazione si è vista nel 60% dei casi fra citologia e culturale, lo stesso non si è potuto dire circa il sequenziamento genetico, poiché il DNA batterico identificato ha mostrato una scarsa correlazione per il 65% dei campioni sia quando comparato con l’esame citologico che con quello culturale.

 

Soltanto il patogeno Pseudomonas aeruginosa, grande protagonista nell’insorgenza di otiti nella specie canina, era stato rilevato in più di metà dei casi con una elevata sensibilità tanto all’esame molecolare quanto a quello culturale.

Al contrario, numerosi altri batteri si erano resi evidenti soltanto con il sequenziamento e non con le culture tradizionali, come ad esempio quelli appartenenti alla specie Corynebacterium: rilevati in quantità considerevoli in quattro soggetti, per loro non si è potuto escludere un ruolo come agente infettivo, dovuto magari a un fenomeno di antibiotico-resistenza.

 

Gli autori concludono che «nessuna tecnica è perfetta»: se il sequenziamento genetico produce i risultati più accurati, non fornisce invece informazioni circa la suscettibilità agli antibiotici; viceversa, l’esame culturale è tuttora l’unico che possa guidare il veterinario nella scelta terapeutica, ma non rivela la presenza di una buona porzione di batteri coinvolti nella patogenesi dell’otite, e ciò potrebbe essere la causa di un trattamento fallimentare.

 

Le alterazioni della microflora del canale auricolare in corso di otite paiono molto più complesse di quanto ritenuto finora, motivo per cui la combinazione di molteplici tecniche analitiche può far sì che vengano identificati anche microrganismi difficili da coltivare in condizione di aerobiosi e con velocità di crescita molto diverse fra loro.

 

 

Leonard C, Thiry D, Taminiau B, Daube G, Fontaine J. External Ear Canal Evaluation in Dogs with Chronic Suppurative Otitis Externa: Comparison of Direct Cytology, Bacterial Culture and 16S Amplicon Profiling. Vet Sci. 2022 Jul 18;9(7):366.

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